Fabbrica


L’UOMO E IL TERRITORIO, Fabbrica.
Questo progetto fotografico chiude la trilogia del mio studio sul rapporto dell’uomo con il territorio, un rapporto che l’uomo ha smarrito da tempo. L’evoluzione e la storia dell’uomo è legata alla terra e al suo sacro e atavico vincolo, perduto per seguire una nuova logica imperante di sviluppo e di benessere: l’industrializzazione. La ruralità viene abbandonata e il territorio perde quell’equilibrio naturale instaurato da millenni che lo ha preservato fino a qualche decennio fa. Gli immensi campi erbosi della pianura sono diventati i perimetri di ciò che di nuovo è nato: la fabbrica. Oggi i nostri sguardi si posano su quei campi, ora coperti di solo cemento e il pensiero corre a ricordare un verso di una poesia del Poeta Pier Paolo Pasolini.
“Il canto popolare” 
Ah, noi che viviamo in una sola 
generazione ogni generazione 
vissuta qui, in queste terre ora 
umiliate, non abbiamo nozione 
vera di chi è partecipe alla storia 
solo per orale, magica esperienza; 
e vive puro, non oltre la memoria 
della generazione in cui presenza 
della vita è la sua vita perentoria. 
E se ci rivolgiamo a quel passato 
ch'è nostro privilegio, altre fiumane 
di popolo ecco cantare: recuperato 
è il nostro moto fin dalle cristiane 
origini, ma resta indietro, immobile, 
quel canto. Si ripete uguale. 
Nelle sere non più torce ma globi 
di luce, e la periferia non pare 
altra, non altri i ragazzi nuovi...

Pier Paolo Pasolini.